testo critico

A noi che respiriamo il vento Patrizia Foglia  

Scriveva Oscar Wilde “Ogni bell’opera dell’immaginazione è cosciente e deliberata. Nessun poeta canta perché deve cantare. Perlomeno nessun grande poeta. Un grande poeta canta perché sceglie di cantare. E’ così oggi ed è sempre stato così. Talvolta siamo propensi a pensare che le voci che echeggiarono all’alba della poesia fossero più semplici, più fresche e più naturali delle nostre; e che il mondo visto dai primi poeti e nel quale essi si muovevano possedesse una specie di qualità poetica propria, che quasi senza mutamenti potesse risolversi in vanto. Adesso sull’Olimpo la neve è alta e spessa e brulli e sterili i suoi fianchi dirupati ed erti”. Ogni opera è frutto della coscienza e dell’individuo, frutto della sua anima e del suo rapporto con il vento che lo avvolge, con il calore che lo brucia o la neve che lo fa rabbrividire. Scrivere della creazione appare a volte molto più difficile che creare, più difficile perché bisogna cercare una fusione con il creatore, un punto di contatto talmente intimo e indissolubile che difficilmente è raggiungibile ad un primo approccio. Nelle lande disabitate, nella sabbie dorate dal sole, nella sua voglia di tornare alla terra Ardito ci accompagna nel suo universo: guardiamo in alto, “forse pioverà” su questo mondo fantastico fatto di improbabili quanto reali personaggi. Nella sua personale galleria di ritratti, l’artista raccoglie le tensioni, le ansie di una metropoli ormai agghiacciante e di una natura perduta agli albori della sua gioventù. Lasciamoci avvolgere dal vento dell’Africa che lambisce la terra del Sud, respiriamolo, questo vento, e lasciamoci allora accompagnare tra linee che si aggrovigliano creando mani raggrinzite dal tempo, omaggio alla stagione dell’espressionismo viennese. Se la bellezza fosse veramente legata ai canoni estetici, qui non la troveremmo: non il bello né il brutto sono all’origine di questa ricerca, in cui esistenze parallele si intersecano, a volte visceralmente altre in modo ironico, con quella dell’artista. “L’importante spesso sfugge tra le dita” e ce ne accorgiamo solo quando l’abbiamo definitivamente perduto: questo forse il filo conduttore del viaggio tra meraviglia, fantasia, realtà e sogno, in un mondo che diventa immediatamente fantastico. Per noi nati dalla terra non restano molte vie: quella dell’abitudine, in un ingranaggio che modella tutta la nostra esistenza, oppure quella del volo, librato su questo deserto caldo e raffinato. “Ho fatto un’arte veramente mia, con gli occhi aperti sulle meraviglie del mondo visibile e la preoccupazione costante di obbedire ai principi della natura e della vita” Così Redon iniziava il suo diario intimo, così pensiamo sia anche per Michele Ardito, creatore di un’arte che obbedisce prima che ad altro a quelle ansie che animano i suoi occhi aperti sul mondo. 

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