pensieri
LETTERA A SUD
Mi nutriro’, ora, dei tuoi pensieri..
Mentre cammino nella metropoli assetata
Tienimi in vita parlandomi della terra
Raccontami del luogo arso in cui siamo cresciuti
E quando la polvere d’Africa raschiera’ il tuo volto, dille che tornero’
INQUIETUDINE
La chiamano ansia, ma trovo che questo termine abbia poca musicalita’;
molto meglio “inquietudine”, si , inquietudine raccoglie tutti i suoni di questo indefinibile sentire,
che nasce dal pulsare irrequieto della testa e dello stomaco, e si propaga sulla pelle e nello sguardo,
corrugando le sopracciglia.
A volte è un tacito ed implosivo sovrapensiero, altre volte un’affannoso vagare senza sosta.
Assume timbriche di colore che passano dal viola al blu di prussia..serpeggia dentro una liquida venatura di giallo arancio..
IL GIARDINO DI COZZE
Di te cerco spesso l’odore, ed il volume del tuo corpo
Il torpore di maggio mi porta alla mente il giardino, furtivamente nostro,
in cui voraci divoravamo gelsi rossi e fichi d’india..
ma li ogni stagione nascondeva meraviglie, e non vi era frutto che non proliferasse..
sulla terra rossa, prima della pietra,gli ulivi al vento…e poi le calette di mare cristallino
…sole di Puglia…levantino
SABBIE MOBILI
Sovente le sabbie mobili procurano inquietudine ed ansia;
le mie no.
Sono calde , accoglienti, dense ed accomodanti, come il letto nelle prime ore del mattino durante le fredde ed uggiose giornate di febbraio, proprio nel momento in cui suona la sveglia e vorresti fosse notte…per sognare ancora un po’..
Sono cosi’ le mie sabbie adesso.
In questo torpore, cio’ che piu’ inquieta è la consapevolezza della capacita’ di poter spiccare voli pindarici verso il cielo.
Con questo pensiero lascio sgorgare il caffe’ profumato e scelgo la musica da ascoltare, con le palpebre pesanti e la bottiglia di vino vuota posta sul tavolo ….
Le luci in casa,arancio, accese, mentre fuori, nonostante sia giorno, è buio pesto e piovigina.
Trascino lento il mio corpo e porto la musica, la stessa ma sempre bella, alle mie orecchie e mi perdo tra milioni nella metropolitana , in quel tratto che da Sesto porta nello stomaco di Milano,Cadorna :
è un fiume di gente senza fine che sale e scende a passi ritmici, ma mai uguali.
al contrario di cio’ che si possa pensare, la gente del metro’ non è tutta uguale, anzi, è un carnevale plurimo di profumi diversificati, espressioni facciali, abiti e mete; accanto a 3 signore impazienti, un travestito stanco s’addormenta col volto della notte, la notte piombosa e tossica di milano,e ragazzini liceali schiamazzano e si spintonano nei pochissimi centimetri a disposizione, sotto lo sguardo severo d’un vecchio …nel vagone sembriamo essere sei milioni ma c’e’ un silenzio surreale, rotto solo da un’armonica che intona, o stona, un canto zigano, subito seguito da una bambina minuscola con le manine prensili che si fa strada tra le gambe elettriche della gente..
una volta alla meta il mio cervello cessa d’essere e comincia la danza della morte, quella cerebrale, quella della produzione ,giorno per giorno ,un ciclo trentennale, utile solo alla ricchezza di pochissimi.
Scrivo oggi 23 gennaio 2007, scrivo cosi’, un po’ amaro come la ruta, perche’ piove e non si vede luce da 48 ore…ma domani potrei essere altro
Magari sono solamente pazzo.
ILLUMINED
Sagome nere su fondi rossi
Mi aggiro con gli occhi a spillo ed espressione chimica
Nelle viscere succose della citta’
Ombre in movimento,borchie,popper e sudore
Dai camerini semichiusi
La poetica è nella carne e nelle pelli che si sfregano
..e nelle mani che incontrano nerborute e rigide materie..
LA PIANTA
L’IMPORTANTE spesso sfugge
sfugge dalle dita come una piantina sul davanzale
abbandonata alla polvere di citta’…
all’improvviso muore..
della sua vita ci si accorge quando si strappano dal vaso le radici secche
LA STANZA DELLO SCIROCCO
Ho catturato lo scirocco con le dita,è il mio dono per te che parti.. perche’ ti addolcisca il cammino
…l’ho catturato mentre arroventava le Puglie bianchissime..
Con se portava il fuoco d’Africa..
Puoi costringerlo in un vaso di vetro, col tempo s’ingiallira’ come maggio;
lo sentirai fischiare..due note in minore per infuocarti i sensi!
PUPILLE SECCHE
“HOMO SUM: NIHIL HUMANI A ME ALIENUM PUTO”
(sono un uomo: niente che capiti ad un uomo considero a me estraneo)
…vi sono catene e dinamiche dell’umano che stringono la gola, rendendo la liberta’, un trascinarsi lento e faticoso..
Dovro’ liberarmene..è un sottoinsieme di cose inutili che attanagliano i sensi; formiche rosse in bocca attraverso le narici..
Procurando inquietudine,impediscono il dolce flusso dell’aria nel mio corpo, dell’aria e delle sue effusioni con la mia profondita’.
Il dolore e l’ansia che brulica sulle pareti dello stomaco appartiene all’umano stesso.
Vi sara’ quindi un antidoto interno come avviene alla serpe,del cui proprio veleno è immune…..?.
Ma l’uomo non è immune dal dolore che produce;
l’avverte come forza superiore a cui non trova rimedio…comincia cosi’ la danza degli occhi che fuoriescono dalle palpebre in surreali paure, per poi abbandonarsi ad una melanconica rassegnazione.
Le ginocchia leggere e i pensieri infiniti…un flusso di pensieri perfettamente incastrati in verticale(l’ultimo si dimentica del primo),come uno tzunami tanto forte che non riesce neanche a bagnare l’iride, anzi la secca come pelle di lucertola al sole.
Strisciando tra milioni, nelle vie affollate di citta’, scanzando gli occhi,rasentando le pareti,schivando contesti…e sopra…sopra sopra c’è Dio,colui che severo annullera’ la pochezza del tuo pensare,l’inceneritore che punisce..
Ed intanto ogni spazio si fa immenso,per colorire l’inutilita’, esaltandola,come una botta di popper che esplode in gola tra le arterie..e ogni spazio,lo stesso, si fa minuscolo per concentrare questa mortale essenza ..
MEZZANOTTE E VENTIQUATTRO
Attendo la metro nella stazione di Milano-Loreto.
Il pavimento di linoleum, stanco dei passi rapidi di una giornata vissuta, si ricopre di cicche e giornali stracciati.
Gli occhi di un’uomo dai lunghi capelli bianchi ,cadono su di un pezzo di quotidiano abbandonato alla fuligine: c’è una foto dell’eclissi lunare avvenuta la notte precedente, in una localita’ mediterranea, magica, lontana.
In attesa del treno ,la panchina si riempie di colori stanchi e volti disfatti…avverto uno strano senso di agio tra i mostri della notte: legittimano il mio barcollare etilico e mi sento sereno..
Sul lato opposto, nell’attesa che giunga il treno, c’è un gruppo chiassoso di filippine e, poco distante un uomo giace al suolo.
Ci separano i binari mortali,sotto cui,spesso, si lanciano gli esausti, in viaggi di sola andata.
Il treno contrario passa, le donne scompaiono, l’uomo rimane,esanime,nella stessa posizione.
Finalmente giunge la mia vettura: anch’essa piena di mostri come me.
C’è un’intenso odore di umano ed una luce biancastra,fonde i colori diversificati della gente…
Il trans e la signora, il vecchio dormiente e i pizzaioli egiziani, la coppia muta, gli indiani con le rose e gli adolescenti magrebini, la giovane madre e le religiose ecuadoriane, il tossico e il figo.
….e cosi’ giungo nella periferia nord, dormiente, operaio-impiegatizia, fintamente rilassata, ospitale e brutale…tra poche ore ai passi delle marchette si sostituiranno quelli veloci dei lavoratori in trasferta verso il centro..
Dietro i cartelloni dei politici dai denti bianchissimi e sorrisi sereni, c’è odore di piscio e s’intravedono grattacieli monolitici che disegnano l’orizzonte.
Una mistica serenita’ metropolitana s’impossessa di me, regalandomi il sonno.
ALI DI FERRO
Costruiro’ ali di ferro per sfondare l’azzurro del cielo
Ed andare dove il silenzio è abissale..
Neanche gli uccelli piu’ arditi mi potranno seguire
Incendiero’ le vie, saltero’ sui tetti e strappero’ le antenne..
E dall’alto guardero’ i randagi…
Stanotte si dorme sulla luna
LAMA
..Il colore scorre come lama nella carne soffice e la dilania procurandone masochistico piacere..
LA DIMENSIONE CORPOREA
Vi sono ciliegi urbani che sfoggiano fiori fragili ai primi torpori di marzo.
Se fossi ape mi perderei in queste chiome, e mi parrebbero un’immenso campo rosa.
Sono enorme, purtroppo, per questa illusione.
In tal caso m’intrappola l’umana dimensione corporea.
A volte accade che una sola folata di gelido maestrale distrugga lo sbocciare dei germogli, proprio quando questi vivono l’ambizione della pianta madre..
E’ cosi’ che si recide il nostro amore nascente, fatalita’ della cruda natura.
Ritorno randagio tra le vie, senza di te,occhi rossi e spazzatura appetitosa.
Basterebbe rinascere falena, in questi interminabili istanti, perche’ un faro elettrico diventi sole.
PARCO NORD
Le radure tra i pioppi simmetrici di Parco Nord, sono piazze di sole nei primi giorni di caldo: mille piccole margherite, dieci narcisi ed una dozzina di papaveri.
Intorno c’è calma e desiderio di bellezza: due giovani coppie,un pareo arancio sull’erba ed una dormiente indiana.
Eppure questo luogo non riesce a contrastare la citta’, e i passeri, i merli, i corvi e le tortore hanno il richiamo soffocato da un’elicottero che spesso gira nel cielo azzurro, stranamente limpido per via di un vento tiepido.
L’oggetto ferroso con occhi grigio lama, gira nei cieli, circoncidendo crudelmente l’aria e il vento: controlla che tutto sia “giusto”, “giusto”nell’accezione di quel criterio che piu’ che amato, è imposto.
A tratti la violenza ed il rumore di questo animale metallico e schiavo, mi irrita…a tratti me ne dimentico.
Gli uccelli lo detestano e gli urlano contro…ma è tanto armonico il canto loro che sembra piu’ una melodia d’approvazione che una polemica del mondo volatile…ma io lo so,li guardo bene…lo odiano davvero.
Io non cinguetto, ne schiamazzo, ne canto contro gli aerei,non sono abbastanza disinibito per farlo, ma sono complice delle creature alate, a loro insaputa.
Ed intanto la massa domenicale ha invaso il prato…questa si che è riuscita a soffocare ogni rumore aereo…e cosi’ vado via,tentando invano un volo pindarico.
ALEXANDER SAUNA
Marzo sfida Milano: cancelli e gabbie fioriscono spudorati..ma oggi volto le spalle alla primavera nascente e mi lancio tra la massa informe dell’ora di punta metropolitana.
Nel vagone ho cinque millimetri a disposizione, accerchiato da anziane donne somale che disquisiscono vivaci, adorne di tessuti variopinti, occhi lucidi e mani mistiche.
Sono orchidee parlanti che spontaneamente mi avvincono come petali intorno al pistillo.
Nonostante questa dolce armonia suburbana, il mio sesso mi rende automa, conducendomi passivamente verso la periferia est, direzione Alexander sauna.
Tra casermoni post-industriali e magazzini, si districano labirinti profondi e vapori.
Forte odore d’ammoniaca marcia e corpi molli s’incastrano nell’umida penombra verde-rosa:
volti ed indefinite forme, si ricreano in entita’ simili a cio’ che avrei voluto che fosse, appagando in pieno il fugace amore…
sfugge rapida ogni cosa, compreso l’odore acre tra i capelli.
Solo.
Strappo un sorriso rapido al barista e saluto la vecchia sconosciuta.
Cerco consensi e folle redenzione, colori caldi e riposo.
FLEXO
Il cane di nessuno riduce in brandelli sacchetti di spazzatura,
rosicchia la plastica e ne succhia l’essenza.
S’aggira lento,affamato e stanco.
Un’ora prima,
All’apertura del camerino nero elettrico,
Gocce di microamore svanivano nell’aria rarefatta
Perdendo odore e consistenza.
L’UOMO DELLA VERDE
In questo tratto di Milano, direzione ovest, la metropolitana abbandona il buio del sottosuolo e sale in superficie: una dolce ascesa che sorprende ogni passeggero con la luce naturale che, improvvisa, illumina, nel vagone, volti ed oggetti..le pupille s’allargano, i tratti facciali assumono espressioni realistiche ed i cellulari cominciano ad urlare, per la gioia di chi sentiva eterno il breve isolamento sotterraneo…tutto riprende vita, persino chi non ce l’ha..ora si puo’ osservare la citta’ che scorre rapida e costante, attraverso i finestrini imbrattati e fuligginosi.Enormi palazzi ed alveari umani si susseguono monotoni, perdendosi nell’orizzonte di periferia.L’aria è tiepida ed il colore del cielo si fa chiaro.Sono le 7 del mattino.Un’uomo è seduto accanto a me, col volto stanco e taurino, ha circa 60 anni, occhiali da vista dalle grosse lenti ed un grande naso aquilino.La sua barba è incolta, come di chi, nonostante la metodica rasatura quotidiana, abbia vissuto ore talmente intense da scatenare i peli facciali che, ribellatisi alla pelle, sono cresciuti prepotenti ed irregolari sul viso.Indossa una parrucca da donna, biondo acceso, che cade morbida sulle grandi spalle villose,Ed un vestitino giallo, discreto e disadorno.Si china con dolcezza e , mentre i capelli acrilici gli coprono il volto, Toglie le scarpe bianche dai bordi sporchi di nero linoleum, tracce d’una notte bellerina..In lui è palese il desiderio di somigliare a cio’ che spesso non coincide con l’involucro corporeo..Magari ha cercato l’amore: cosi’ benvestita avrebbe potuto essere la sera giusta, ma a giudicare dalla luce degli occhi ,non deve essere andata esattamente cosi’…” tutto sommato una bella serata”,pensava.
Bizzarra la vita, che ha farcito il corpo d’un uomo con l’indole d’una dolce signora di mezza eta’.
Ho deciso di non guardarlo per non irrompere nell’incantesimo che l’adorna, per non ricordargli la cruda e folle idea del “giusto comune” che non gli appartiene.
E cosi’ scendo alla stazione successiva, mascherato da metropolitano indifferente.
C’è odore di caffe’ per le vie…era come pensavo: oggi ci sara’ il sole, lo sento gia’ caldo sul viso, alle prime ore del mattino.
MEDUSA
Ad una medusa ho chiesto ospitalita’
In fuga dagli spigoli del vivere.
Vago per le vie, fluttuando nascosto tra le pareti trasparenti.
Complici e stretti ,attraversiamo i corpi dei passanti distratti..
Solo il sole di marzo ha svelato il segreto,
Proiettando come teatrale ologramma
l’anima nostra sull’alveare umano.
Novembre 20, 2007 a 11:06 am
Ciao Michele, ho scoperto adesso il tuo blog, quello che scrivi mi piace quanto quello che dipingi (conoscevo alcuni tuoi lavori grazie a 24frames). Ti leggerò/guarderò!
Buona giornata
Novembre 28, 2007 a 10:12 am
la tua arte mi tocca, mi rende vulnerabile…
grazie
Dicembre 13, 2007 a 8:28 am
non mi meraviglia quello che scrivi perchè parli così…..e mi piace molto
Gennaio 1, 2008 a 6:40 pm
Che belle le tue parole… conosco il giardino di Cozze, e sento ancora il sapore del fico nero che cogliesti per me, quando ho imparato a nuotare….ricordi?
Ti mando una cosa che avevo scritto per te quasi undici anni fa, nell’aprile del 1996.
Uccelletto
come non
amarti
nella tua
-carnalità?
eterno
in ogni colore
e così
-spirito?
che mi inzuppi
di sogni
e alla mia fame
dai sangue e aria
alla mia sete
Febbraio 22, 2008 a 10:56 am
pensieri-come dimenticare la nostra Africa ?
inquietudine:—–
il giardino di cozze-”cosa stupenda il mare e i suoi frutti vicini”
Sabbie mobili-sembra che la vegetazione tolta in quell’ambiente diventasse ora in forma umana,mischiandosi cosi’ con l’uomo.
illumined:”u mazz ca tin”
La pianta: ——
la stanza dello scirocco:(ecco perchè non si vedeva tanto in giro.)
pupille secche:che strani elisir
mezzanotte e ventiquattro:assurda la vita
Luglio 30, 2008 a 7:53 am
stupendo,ogni altro commento mi sembrerebbe riduttivo,nonnopapero